Le linee arretrate della 2ª Armata


 

 

Nel settore dell’alto Isonzo l’avanzata delle truppe italiane contro l’Austria - Ungheria portò, fin dall’inizio del conflitto, la linea del fuoco al di là del fiume, nell’area compresa tra Plezzo (Bovec) e Tolmino (Tolmin) con fulcro la conca di Caporetto (Kobarid) e l’arco montano dal Mrzli vrh alla catena del Monte Nero (Krn, m 2245).

Con lo stabilizzarsi del conflitto in una guerra di posizione, il Comando Supremo italiano dispose la costruzione nell’area di competenza della 2ª Armata di un imponente sistema difensivo che proteggesse alle spalle le sue grandi unità schierate sul Carso e sull’Isonzo in caso di sfondamento delle linee avanzate.

La linea principale di difesa, tracciata nell’estate del 1915, partiva da monte Stol si sviluppava per circa 120 km, comprendendo la conca di Caporetto, le dorsali fra Judrio e Isonzo, per scendere lungo l’allineamento Collio – Korada e proseguire attraverso la pianura isontino fino al mare.

Questa linea, detta d’Armata, proteggeva le vie di comunicazione con la pianura friulana, sbarrando la Valle Uccea tra il Monte Guarda e la catena dei Musi. Correva lungo la dorsale dello Stol fino allo Starijski vrh portandosi davanti a Caporetto con il caposaldo del Volnik a sud di Drežnica a formare testa di ponte, da dove ripassava sulla destra Isonzo per Idrsko inerpicandosi poi per Golobi al Kuk di Livek e proseguire lungo la dorsale ColovratJeža – Globočak - Korada – e per i capisaldi di Planina, Verhovac, San Floriano, Mossa fino al monte Fortin.

Altre linee, più arretrate, ne completavano la sistemazione raddoppiandola alla testata della valle del Rieca e a cavallo della valle dello Judrio e in alcuni tratti anche triplicandola come nella zona del fiume Torre dove si collegava con le ulteriori opere di difesa poste alle spalle della 3^ Armata impegnata sul fronte carsico.

Il loro tracciato si sviluppava su tre ulteriori linee:

-          la linea ad ovest di Caporetto, Starijski vrh – Robič (Molida) – Jelovac (Ilovec) - Golobi, che sbarrava la Valle del Natisone (il tratto Jelovac – Golobi non era ancora completato);

-          la linea contraddistinta dalle posizioni: Mrzli del Matajur – valle Rieca – Monte San Martino – Trusgne – valle Judrio – Pušno, che sbarrava le valli dei torrenti Rieca e Judrio e di conseguenza gli sbocchi alla piana di Cividale;

-          la linea sulla destra dello Judrio, che da Passo Zagradan seguiva il tracciato: Clabuzzaro – Monte Cum (Hum) – Monte San Giovanni – Špik - Castelmonte – Monte Planjava, Monte Brischis – Monte San Biagio. Quest’ultima raddoppiava quella d’Armata nel tratto Ježa – Globočak - Korada e aveva ancora un’appendice sui monti Mladesiena, dei Bovi e Purgessimo alle porte di Cividale.

Sul suo stato di efficienza un documento del Comando Genio della 2^ Armata datato 22 ottobre 1917, due giorni prima dell’avvio della battaglia di sfondamento, parla di “Trincee continue con reticolati fissi, su due ordini di trincee di vecchio tipo che si stanno in parte modificando. In tale linea costruita con i criteri in uso nei primi tempi della guerra il lavoro delle trincee è assolutamente sproporzionato rispetto al numero di ricoveri e quello degli appostamenti di mitragliatrici ricavati in caverna o blindati alla prova. Tale osservazione può ripetersi per tutta la linea fino al Globočak e per quella che dal Globočak per Lig - Korada – Planina si riattacca alla linea dei capisaldi al Verhovac per discendere quindi a Mossa. Le linee arretrate non vengono descritte giacché da lungo tempo non furono ad esse apportate nessuna modificazione ”.

Le difese realizzate nell’area di competenza della 2^ Armata vennero attuate senza celerità e con metodologie antiquate non aderenti alle nuove tecniche di combattimento che prevedevano, fra l’altro, l’uso massiccio dell’artiglieria di grosso calibro e l’impiego diffuso di gas asfissianti anche in profondità. Di fronte a questi metodi si sarebbe reso necessario il potenziamento dei ricoveri per la fanteria e per le armi di supporto e copertura, pezzi d’artiglieria e mitragliatrici oltre all’utilizzo di nuove tipologie di trinceramenti.

La conferma di questo stato si ebbe tragicamente nell’ottobre 1917, quando investita dalle forze tedesche provenienti dalla testa di ponte di Tolmino, la linea cedette aprendo la strada all’invasione della pianura friulana.

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